Una volta arrivati

Al fine di risentire il meno possibile del cosiddetto jet lag, cioè dello sfasamento d’orario dovuto ad un nuovo fuso orario, bisogna adeguarsi ai nuovi ritmi giorno-notte. Può essere utile, in questo caso, spostare gli orari dei pasti e del sonno di una o due ore già da qualche giorno prima di partire. Il disturbo, in ogni caso, è proporzionale al numero di ore di “sfasamento”; per esempio un viaggio dall’Italia verso l’estremo oriente causerà disturbi maggiori rispetto a un viaggio verso mete più vicine. Per i viaggi ad alta quota, ricordarsi che un repentino sbalzo di altitudine e, quindi, di pressione atmosferica, può influire negativamente sulla propria salute (perdita d’appetito, nausea, spossatezza, insonnia, mal di testa); un consiglio è quello di “arrampicarsi in alto e dormire in basso”, una salita con andamento a “denti di sega” favorisce l’acclimatazione, un altro suggerimento è quello di salire di quota non troppo velocemente e facendo soste, soprattutto se parliamo di altitudini superiori ai 2000 metri. Naturalmente sarebbe opportuno un controllo medico prima del viaggio per evidenziare eventuali patologie a carico del sistema cardiocircolatorio o respiratorio; il nostro corpo, infatti, ad alte altitudini deve far fronte a inusuali condizioni di carenza di ossigeno e di basse temperature. Inoltre chi fa attività fisica (trekking) deve fare attenzione al proprio fabbisogno energetico, munendosi di cibo adatto e di bevande che reintegrino la perdita di liquidi. Infine fare attenzione con appositi abiti al sole intenso di giorno (munendosi quindi anche di protezioni solari e occhiali da sole) e alle basse temperature di notte. Per quel che riguarda le zone molto calde del pianeta, bisogna evitare i colpi di sole o di calore; quindi è opportuno astenersi dall’esercizio fisico nelle ore più calde del giorno, vestire abiti adatti al clima (leggeri, ben ventilati e se possibile di cotone), indossare cappelli e occhiali da sole per proteggersi ed evitare le scottature usando filtri solari protettivi. Gli effetti diretti delle radiazioni UV (UVA ad elevata lunghezza d’onda, UVB a media lunghezza d’onda), oltre a provocare danni alla pelle, possono avere effetti cancerogeni. L’adattamento a un nuovo ambiente, per la pelle, richiede un po’ di tempo e le malattie della pelle sono molto frequenti nei viaggiatori. Tali malattie possono essere prevenute con semplici misure di igiene personale, come ad esempio la pulizia delle mani, le quali dovrebbero essere sempre lavate prima dei pasti e prima e dopo l’utilizzo dei bagni. Sempre per evitare spiacevoli conseguenze (es. pigmentazione irreversibile), non bisogna mai mettersi un profumo prima dell’esposizione al sole. Fare attenzione ai bagni, in particolare quelli in acque dolci e stagnanti; infatti, oltre a rappresentare un “serbatoio” di zanzare che fungono da vettori per agenti patogeni per l’uomo quali, ad esempio, il plasmodio della malaria, nelle acque stagnanti c’è il rischio di contrarre altre parassitosi, ad esempio la Schistosomiasi. Per i bagni in acque marine, fare attenzione al contatto con animali velenosi, ad esempio pesci pietra, pesci scorpioni, coralli, ecc. Indossare sandali o ciabatte sia sulla riva che sugli scogli, mentre sulla spiaggia è meglio usare un asciugamano. Un consiglio valido sempre e per tutti è quello di non fare bagni da soli in zone isolate.